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Breve cronaca di un neoregatante

Regata dei “Due Golfi” Lignano Sabbiadoro, Marina Punta Faro.
Ritrovo in darsena, tutti tesi tranne me (esserci è già tanto e me la godo). L’equipaggio è così composto: Daniele Passoni (skipper), Alessandro Comuzzi (progettista di Càpita, barca sulla quale regatiamo), Nicola Rossi (prodiere), Dario Gozzo (timoniere che si alterna alla conduzione del mezzo con me).
Un team misto dove si tocca il cielo per professionalità e conoscenza, per poi raschiare il fondo del barile se parliamo di un timoniere inesperto come lo scrivente.
A bordo c’è chi utilizza la sedia a rotelle per muoversi, e chi ha un’emiplegia con deficit motorio al lato sx. Insomma un gran casino… Ma forse il bello è proprio questo.
Cominciamo a studiare il campo di gara, si osservano le barche avversarie per capirne pregi e punti deboli… Per fare questo si sta vicini, si ascoltano le voci, si rubano gli schemi. Ed è allora che veniamo indicati da un rivale come ”la barca dei disabili”… Qualcuno a bordo della nostra imbarcazione esclama: ”Disabili un cazzo! Questa è una barca fruibile a tutti”. Esternazione subito ripresa dallo skipper che sentenzia: “Non è il momento di fare polemiche, pensiamo alla regata”, e giù una corona di colorite imprecazioni…
Ha ragione il Passoni, non è il momento, ora è più importante fare un buon tempo. Però dovremmo tornarci sull’argomento “disabili”, le parole pesano come macigni.
Torniamo alla nostra competizione. Il vento si è preso una pausa di riposo e di conseguenza manca la forza propulsiva, quindi non resta che aspettare. Quando già si prevedeva che la gara sarebbe stata rimandata al giorno successivo, dopo due interminabili ore di calma piatta, ecco che il vento si risveglia, improvviso. La regata può avere inizio.
Riallineamento del campo di gara, e ripassata veloce sui fondamentali e sul tipo di correnti marine, boe, barca, giuria, mutazione del vento. Concetti che sono per me ancora poco chiari.
Il primo round non è dei migliori, siamo arrivati troppo presto alla linea di partenza e abbiamo dovuto rallentare per non oltrepassarla ed essere squalificati, dando così la possibilità alle altre barche di superarci in velocità.
Le prove però erano due, e alla seconda partenza eravamo davanti a tutti. Dimostrazione del fatto che la tenacia e la costanza pagano sempre.
Timonare in gara non è per niente facile, come, del resto, compiere ogni altra operazione in barca.
Eseguire male una strambata equivale a giocarsi una regata, ed io, sotto stress, ne ho sbagliata più di una. Ma l’equipaggio _ che mi vuole bene _ si è mostrato solidale e comprensivo. Lo skipper no, lui mi ha insultato in maniera pesante, come richiede il suo ruolo. Dal canto mio, posso solo dire di aver dato il massimo, per questo non mi sento assolto, ma nemmeno mortificato.
Poteva andare meglio, certo… Ma tenuto conto delle barche concorrenti più performanti e dei loro team storici e più professionali, sono soddisfatto dell’impresa. Il secondo posto di classe tutto sommato non è poi così male.
Ognuno, secondo capacità e possibilità, ha dato tutto ciò che aveva, niente di più e niente di meno, e questo basta e avanza.
Poi, alla fine, tutti insieme nella sede dell’associazione Tiliaventum per un buon bicchiere di vino rosso, del salame rigorosamente “di casa” e un pizzico di goliardia a prenderci reciprocamente in giro. Anche questi sono attimi di felicità.
Un immenso grazie a Tiliaventum, e grazie a Càpita, una meravigliosa barca per tutti…
P.s. Se non ho creato troppi danni e dovessero convocarmi per un’altra gara, vi racconterò com’è andata.

Valter Nicoletti

admin

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